Giannutri e Montecristo

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ISOLA DI GIANNUTRI

Dinnanzi al promontorio di Monte Argentario, sorge la più meridionale delle isole dell'arcipelago toscano: l'isola di Giannutri. Dista 14 chilometri dall'isola del Giglio in direzione sud-est e 23 da Porto Ercole, il suo punto più elevato è Monte Mario 83 metri sul livello del mare e copre l’esigua superficie di 2,62 km quadrati. alcuni ritrovamenti archeologici dimostrano che l’isola fu abitata già nella preistoria ed in seguito divenne dimora di Etruschi e Romani.

Chiamata Artemisia dai greci e Dianium dai romani, non ebbe mai una vera e propria autonoma storia. Gli accenni più antichi li troviamo nella Naturalis Historiae di Plinio il Vecchio che, in una nota sulle isole, cita Artemisia come isola primitiva, e nell'opera De chorographia di Pomponio Mela, geografo latino, che cita Dianium come prima isola passata la bocca del Tevere. I romani, probabilmente appartenenti alla famiglia dei Domizi Enobardi, hanno lasciato il loro segno sull'isola: i resti di un porto in località Cala dello Spalmatoio e la celebre villa costruita presso Cala Maestra nella prima metà del II secolo d.C. La villa copriva una superficie di circa 5 ettari di terreno ed aveva un'enorme terrazza accessibile direttamente dal mare tramite una scalinata. Dagli scavi effettuati sono venuti alla luce resti di pavimenti decorati con marmi di delicata fattura e con mosaici in bianco e nero.

Fu abbandonata improvvisamente nel III sec. d.C. per cause che ancora non ci sono note. Ritroviamo Giannutri nella Storia solo in un’interminabile sequenza di passaggi di proprietà e di successioni dinastiche. L’isola infatti appartenne alla famiglia Orsini, poi alla Repubblica di Siena. Nel XVI secolo, sconfitta ed occupata da Carlo V la Repubblica Senese, Giannutri fu dichiarata pertinenza spagnola, per poi passare di mano ai nuovi padroni francesi. Nel 1700 è nei possedimenti dei Borbone di Napoli nel 1800 fa parte del Granducato di Toscana ed, infine, nell'anno 1860 viene annessa al Regno d'Italia. Da questo momento l’isola di Giannutri torna ad essere abitata grazie all’installazione di un faro. L’isola venne assegnata al Comune del Giglio, di cui fa ancora parte. Dopo varie peripezie connesse ad ulteriori passaggi di proprietà, a lottizzazione finite male e ad un disinteresse diffuso, finalmente Giannutri riacquista dignità e decoro con l’istituzione del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

L’abitante più famoso di Giannutri è stato senz’altro Gualtiero Adami, capitano garibaldino, che sbarcò sull’isola insieme al fratello Osvaldo nel 1882. I fratelli Adami avevano in programma di avviare su Giannutri coltivazioni e altre attività produttive legate principalmente alla pesca e all’estrazione di minerali, ma ben presto si arresero all’inospitalità dell’ambiente e forse ai loro contrasti personali. Osvaldo abbandonò l’isola e il fratello per tornare in continente, mentre Gualtiero si fece raggiungere dalla giovane nipote Marietta: tra i due sbocciò un grande amore che ancora oggi è ammantato di leggenda. Infatti, i pescatori della vicina isola del Giglio raccontano che di notte si può ancora vedere la povera Marietta che vaga disperata sulla scogliera di Giannutri, gridando la sua sofferenza per la perdita dell’amato Gualtiero, con lo sguardo rivolto al Giglio dove egli è stato sepolto.

La storia infatti dice che nonostante le precarie condizioni di salute nelle quali l'Adami era giunto a Giannutri, probabilmente una malattia polmonare, egli guarì e visse fino oltre 80 anni. Furono proprio il sole ed il mare di Giannutri a garantirgli un’insperata lunga vita. Quando l'Adami morì nel 1922, fu sepolto al Giglio. La povera Marietta restò sola a Giannutri e dopo poco tempo, schiacciata dai ricordi, tornò a vivere in continente. Fu proprio Gualtiero Adami, l’epico abitante di Giannutri, ad effettuare i primi scavi della villa romana che si trova presso Cala Maestra. Il mare di Giannutri Il mare è la vera ricchezza di Giannutri. Acque cristalline e fondali ricchi di fauna, rendono il mare intorno all’isola un vero paradiso dove non è raro imbattersi in delfini, balenottere e banchi di tonno.

COME ARRIVARE

Il collegamento principale è quello Porto S. Stefano - Giannutri, gestito dalla Società Navalgiglio e svolto con regolarità durante tutto l'arco dell'anno con cadenza trisettimanale. Nel periodo estivo la frequenza è giornaliera.


ISOLA DI MONTECRISTO

Il nome richiama alla memoria i racconti fantasiosi e avventurosi di Alexandre Dumas. La realtà con cui ci si imbatte all’arrivo a Montecristo è ben più aspra e intrigante. A farla da padrona è la natura selvaggia ed incontaminata, adornata dalla macchia mediterranea e da rumorosi stormi di uccelli migratori che qui trovano un luogo ideale per sostare e nidificare lontano dalla minaccia dell’uomo. Montecristo ha un’estensione di 10 km ed è l’isola dell’Arcipelago più lontana dalla costa. Dal punto di vista amministrativo l'isola dipende dall'isola d'Elba, da cui dista 22 miglia nautiche. Montecristo è sempre stata inospitale e difficilmente accessibile. Solo nel V secolo alcuni gruppi di monaci ed eremiti si trasferirono sull’isola per coltivare il loro ideale di vita ascetica. Al giorno d’oggi ci sono solo due abitanti sull’isola, che svolgono funzioni di guardiani. Ben più folta è la colonia di capre selvatiche, in numero di 500 circa, probabilmente introdotte sull’isola dai mercanti Fenici nei primi secoli avanti Cristo.

All'arrivo sull'isola, a Cala Maestra, è possibile vedere l'unica costruzione, la villa Watson-Taylor, dove si trovano praticamente gli unici alberi di tutta l'isola. Aperta sul versante nord-occidentale, è l’unica insenatura di Montecristo dove l’approdo e l’attracco sono abbastanza agevoli, e dove si affaccia l’unica valle dell’isola e l’unica zona abitata e dove è situato l’eliporto. Da Cala Maestra si diparte una ripida e tortuosa mulattiera che in poco più di un’ora di cammino conduce alle rovine dell’antico monastero isolano, posto a 345 metri di quota, nella località detta appunto il Convento. È opportuno ricordare che l’accesso a Montecristo non è libero, ma soggetto al rilascio di un'autorizzazione da parte delle autorità competenti che viene rilasciata principalmente per motivi di ricerca ad Università o Enti pubblici.