Catania

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CATANIA

Seconda città della Sicilia per popolazione e attività economiche e culturali, Catania si affaccia sul mar Ionio nella costa orientale dell'isola. Attorno alla periferia si è sviluppato, negli ultimi decenni, un vasto polo industriale che dà all'osservatore l'idea della ricchezza economica che ha le sue origini negli scambi con l'Oriente e con le coste africane. Da sempre la vita dei catanesi è stata condizionata dalla presenza dell'ancora attivo vulcano Etna, simbolo del legame contrastato e necessario che l'uomo istituisce con la natura. "Melior de cinere surgo" (risorgo sempre più fiorente dalle mie ceneri) è l'orgoglioso motto scolpito su Porta Garibaldi a testimonianza del trionfo sulle forze avverse. Catania è stata greca, romana, bizantina, araba, normanna, sveva, ma l'aspetto che più la caratterizza oggi è quello di città barocca. Testimonianze settecentesche della Catania barocca sono la via Etnea, il Palazzo dell'Università, la Collegiata, la cattedrale di S. Agata. Patria natale di artisti noti al pubblico internazionale, Catania ha visto muoversi lungo la via Etnea Giovanni Verga, Vitaliano Brancati, Vincenzo Bellini,… Ma proviamo a procedere con ordine, Catania ha, grazie proprio alle diverse dominazioni che nel corso dei secoli si sono succedute sul suo territorio, diversi siti di interesse storico architettonico.


Il Barocco Catanese

La ricostruzione della città dopo il terremoto impegnò tutto il secolo XVIII. Nel 1694 il Duca di Camastra, assieme a tecnici e ingegneri, preparò il piano generale della nuova città. Con esso venivano tracciati gli assi viari fondamentali e si dava un'impostazione organicamente scenografica e barocca alla città. Fu innanzitutto realizzata la strada dritta, via Etnea, che da nord a sud collegava virtualmente all'Etna la Porta Uzeda, aperta di recente presso il Duomo. Una seconda strada, via Di Sangiuliano (ex strada dei quattro cantoni), la intersecava ad angolo retto, formando con essa i quattro canti. Fu tracciata via Garibaldi in asse con la facciata del duomo. Furono realizzati il Corso (oggi via V. Emanuele), arricchito dei più bei palazzi settecenteschi e via Crociferi con le più belle chiese, eretti San Placido, San Francesco ed innumerevoli edifici ancora. Gli architetti catanesi, che lavorarono alla ricostruzione della città, furono Alonzo Di Benedetto, Antonino e Francesco Battaglia. A questi si aggiunsero il maestro palermitano Giovanni Battista Vaccarini (al quale si devono le più famose opere della città), il messinese Girolamo Palazzotto, il toscano Stefano Ittar, il palermitano Antonio Amato e numerosi altri artisti. Tra i nobili che finanziarono la ricostruzione assume un ruolo fondamentale Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari, il quale, oltre che erigere il sontuoso Palazzo Biscari sulle mura antiche, fondò un Museo perche' accogliesse i reperti trovati fra le macerie. La sua pregiata collezione si trova oggi al Castello Ursino. I benedettini realizzarono un'opera eccezionale: la ricostruzione del Monastero di san Nicolò l'Arena, forse il monumento più affascinante della città barocca e sicuramente il più grandioso.



La città sotterranea

Sotto il suolo lavico cittadino si estende ancora oggi la città cinquecentesca, con le sue strade, le chiese, le terme, i palazzi e persino le targhe stradali, che la lava nel 1693 seppellì, custodendola per i posteri. In numerosi punti è possibile scendere nel sottosuolo, che si dice fu testimone di intrighi amorosi fra suore e frati, nascondiglio di briganti e tesoro per i cultori di cose d'arte. Quando le lave del XVII secolo coprirono la città cambiandone la topografia, seppellirono anche il fiume Lognina, il fiume Amenano e il lago di Nicito. Numerosissimi sono i punti della città ove gli scavi hanno rivelato la presenza del fiume Amenano, dalla portata di circa 14 litri al secondo. Il vulcanologo C. Gemellaro (1787-1866) sosteneva che il percorso cittadino dell'Amenano è il seguente: segue viale M. Rapisardi sino a piazza S. Maria di Gesù, quindi corre lungo la via Plebiscito per imboccare via Botte dell'acqua e raggiungere il Monastero dei benedettini, dove, prima di sboccare a mare, si divide in tre rami. Il primo ramo attraversa il quartiere S. Agata, il cortile S. Pantaleo, via Orfanelle, vico degli Angeli, la pescheria e villa Pacini. Il secondo segue via S. Agostino, piazza S. Francesco d'Assisi, via V. Emanuele e piazza Duomo. Il terzo passa sotto il monastero di S. Giuliano e attraversa le terme Achillee. Il fiume Lognina, le cui acque sono indipendenti da quelle dell'Amenano e che diede nome alla borgata marinara di Ognina, probabilmente scorre a nord di Cibali e si getta in mare dopo avere attraversato via Duca degli Abbruzzi. Del lago di Nicito si sa che si trovava di fronte al Bastione degli Infetti e che aveva una circonferenza di sei miglia. Dall'Anfiteatro in piazza Stesicoro è possibile visitare, scendendo al livello sotterraneo, una porzione di città romana. L'estensione interessa molte vie che si irradiano dalla piazza Stesicoro; una di queste, traversa di via Manzoni, ha il suggestivo nome di via del Colosseo. A nord ed a est dell'anfiteatro si estendevano le Necropoli. All'esterno dei confini romani della città sono stati identificati resti di tombe: in via Etnea, sotto la Rinascente, sotto il Palazzo delle Poste, in via Ipogeo, in via Sant'Euplio e a sud della piazza S. Maria di Gesù. In via San Euplio si possono vedere i ruderi di una Chiesetta dedicata al santo protomartire catanese, da cui prende il nome la strada. Essa fu distrutta dai bombardamenti del '43. Pochi anni fa in sua memoria sono stati affissi alla parete tondi a rilievo rappresentanti gli apostoli. Da una scaletta della chiesa, posta nella recinzione ove sono i ruderi, si accede ad un ambiente sotterraneo, un sepolcro scavato nella roccia, decorato da alcune pitture parietali e piccole nicchie. Nel 1924, durante l'opera di scavo per le fondazioni del Palazzo delle Poste, vennero scoperti un'edificio d'età imperiale romana, realizzato in conci di pietra lavica, un sepolcreto, formato da muri in mattoni ricoperti di laterizio, una cisterna ed un vano rettangolare posti a lato dell'edificio romano Del periodo romano rimangono anche i resti di tre vasti Complessi Termali: Terme Achilliane, che si trovano al di sotto della Piazza Duomo e si estendono sino a via Garibaldi; Terme dell'Indirizzo, ubicate in piazza Currò; Terme della Rotonda. Queste ultime furono inglobate, nel VI secolo, nella struttura di una chiesetta bizantina. Dalla chiesetta del Santo Carcere, per una scala buia, si giunge alle Carceri Romane, ove un altarino con statua di marmo di Sant'Agata ricorda la sua miracolosa guarigione, grazie a San Pietro. In questo luogo la tradizione vuole sia morta la santa. La Chiesa dei Minoriti aggiunge, infine, un 'altra tessera alla città sotterranea.



Palazzo Biscari

Palazzo Biscari, il più sontuoso edificio privato di Catania, rappresenta un caso unico, per la struttura, la pianta e le decorazioni. All’inizio del Settecento l’edificio si presentava come un vasto pentagono, accentrato sul grande cortile a cui si aveva accesso attraverso un portale riccamente ornato e sormontato dallo stemma con i quattro quarti di nobiltà. Nei primi decenni del secolo Antonino Amato completò la decorazione della facciata alla marina. Per chi allora usciva dalla Porta Saracena, l’incontro con il palazzo affacciato sul mare offriva, grazie al totale dispiegarsi del paramento decorativo, la snella visione dei balconi e delle lesene che emergevano dal fondo nero della base lavica con decorazioni a fiori, putti e telamoni. E’ il trionfo non solamente di un gusto e di uno stile, ma anche delle capacità tecniche degli intagliatori e dei decoratori che si erano formati nel grande cantiere della Catania del XVIII. La terrazza si prolunga in una linea ideale, la stessa che collega l’ultima parte del Palazzo Episcopale e che doveva far parte di quel Teatro alla Marina a cui pensavano i nobili e il senato catanese alla fine del dodicesimo secolo.

Il palazzo raggiunse il massimo splendore con l’intervento di Ignazio V Principe di Biscari.. Oltre alla costruzione di un teatro con tre ordini di palchi e con un accesso esterno per il pubblico, dedicò un particolare impegno alla costruzione e alla sistemazione di un museo che volle come degna cornice per le sue collezioni archeologiche provenienti dagli scavi che lui stesso dirigeva. Le ampie sale ornate di colonne, disposte intorno a due cortili racchiudevano pregevoli collezioni di monete, medaglie, gemme intagliate, cammei antichi, disegni, stampe e armature, ricordate ed elogiate nei diari dei numerosi eruditi di tutta Europa che nel Settecento vennero a visitarlo.

Da: J. W. Goethe - Viaggio in Italia

Fummo introdotti dal Principe il quale ci fece vedere la sua collezione di monete per un atto di deferenza speciale... Dopo aver dedicato a quest’esame un certo tempo, sempre troppo poco tuttavia, stavamo per congedarci, quando egli volle presentarci alla madre, nel cui appartamento erano esposti altri oggetti d’arte di più piccola dimensione... Ci aprì ella stessa la vetrina, in cui erano custoditi gli oggetti d’ambra lavorata

Questi oggetti come pure le conchiglie incise, che vengono lavorate a Trapani e infine alcuni squisiti lavori in avorio formavano la compiacenza particolare della gentildonna, che trovava il modo di raccontare in proposito più di una piacevole storiella. Il principe dal canto suo ci intrattenne intorno a cose più serie e così trascorsero alcune ore dilettevoli ed istruttive. Nel frattempo, la principessa aveva appreso che eravamo tedeschi, per cui ci domandò notizie dei signori von Riedesel, Bartels, Munter, tutti da lei conosciuti e dei quali aveva anche saputo discernere ed apprezzare egregiamente il carattere e il costume. Ci siamo congedati a malincuore da lei, ed ella stessa parve ci lasciasse andar via di malincuore.


Oggi il cortile centrale del palazzo si presenta attorniato da costruzioni di epoche diverse e dominato dalla scalinata centrale a tenaglia che introduce nella parte più preziosa dell’edificio. La visita dell’interno si rivela di non comune interesse. Legata alla personalità di Ignazio si sviluppa una coerente distribuzione degli spazi, specchio di una misura di vita, che si deve svolgere in una casa confortevole per lo spirito e per il corpo, nell’ordine e in armonia con ideali che non restano limitati nella contemplazione del passato. Dopo la sala d’ingresso che contiene grandi tele raffiguranti le piante dei possedimenti dei Biscari e superate le successive stanze, si entra nel grande salone, che riunisce molti artifici dello stile rococò.

Guardando il palazzo dal mare si distingue la parte successiva, verso est, più austera e maestosa, realizzata dopo il 1750, caratterizzata dal gioco di colonne e dai profondi balconi. Qui Battaglia discosta senza boria la sua opera dalla decorazione degli Amato, accanto ai quali aveva svolto la sua attività giovanile. L’ariosa galleria, pacatamente ripartita tra i larghi binati di semicolonne, s’imposta sul cordone delle mura, distendendo piane superfici e fusti levigati: strutture limpide, articolate in funzione del ritmo e del paesaggio. Senza forzare verso una fredda compostezza formale, Francesco Battaglia mostra la genuinità, se non il vigore, delle sue inclinazioni classicistiche. Oltre le specchiere, le bianche porte e il rilucente pavimento di ceramica napoletana, notiamo gli specchi posti sopra i camini delle nicchie, che, con la loro luce riflessa, nel mondo allusivo del rococò, evocano simbolicamente il fuoco. Il cui dio, Vulcano, ritroviamo nel Consiglio degli Dei riuniti a celebrare il trionfo del casato dei Paternò Castello, nell’affresco del soffitto di Sebastiano lo Monaco. Qui si trova una realizzazione quasi unica: il cupolino si apre in un ballatoio su cui si disponevano tutto intorno i musicanti. Nell’ingresso dell’alcova di fondo le colonne vengono capovolte per scioglierle da ogni rapporto con i canoni architettonici e per inserirla nelle predominante ricerca dell’asimmetria. Ma è nella galleria che si coglie il frutto più sorprendente del nuovo stile nell’Isola. La scala riceve con esatta tangenza la luce che entra dalle larghe vetrate. Gli stucchi accompagnano il dispiegarsi del ritmo, quasi la descrizione nello spazio di una vaporosa piroetta Opera che supera i risultati dell’attività degli artigiani locali, e che potrebbe essere nata dalla collaborazione dell’esperienza tecnica di Francesco Battaglia con i decoratori (pensiamo ad Antonio Pepe) stimolati dai disegni che il principe Ignazio raccoglieva per la casa e per la biblioteca. Sulla porta della galleria gli affreschi aggiungono un elemento ricorrente della tematica della decorazione rococò: scene galanti alla Watteau sulle quali scorciano prosperosi putti gemelli di quelli che nel soffitto del salone allargano la corona di fiori e frutta.

Boiseries, intarsi, specchi, affreschi, porcellane, cineserie si ritrovano nelle stanze dell’appartamento del primo piano, dove spicca la galleria degli uccelli e la stanza di don Chisciotte. Nella galleria, ricca di specchi e già costellata da piccole diafane porcellane, si stende un raffinato pavimento di ceramica. I pannelli e le porte presentano una mostra delle più diverse specie di uccelli, accompagnati da svolazzanti cartigli che ne forniscono la denominazione. L’incantevole adunata forma un vasto album rispondente al repertorio decorativo del tempo, da ricollegare non solo idealmente, ad una delle stanze inferiori del gabinetto di istoria naturale come conferma il nastro dipinto sulla porta con la scritta Storia degli uccelli. Nei pannelli delle pareti della stanza di Don Chisciotte sono racchiuse tele che illustrano le imprese dell’hidalgo, tratte da una serie di incisioni dei disegni di Charles a. Coypel, primo pittore del re di Francia.

Il palazzo è ancora oggi in gran parte abitato dai discendenti e i suoi saloni principali sono spesso usati per manifestazioni di prestigio di carattere mondano e culturale. Gran parte delle collezioni raccolte nel museo del principe di Biscari sono state donate al comune e trasferite al Museo civico di Castello Ursino.


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